Alimentazione selettiva e neofobia alimentare nei bambini: il rifiuto del cibo

neofobia alimentare nei bambini

Per tutti i genitori arriva presto il momento in cui ci si confronta con i normali ostacoli alimentari posti dalla crescita dei figli. In particolare, l’apporto di frutta e verdura appare spesso carente nelle fasce di età più giovani.

Alcune ricerche confermano che solo il 20% dei bambini assume la giusta quantità di alimenti vegetali in età prescolare.

Alimentazione selettiva: problemi con il cibo

In diversi casi si arriva a parlare di alimentazione selettiva, cioè la tendenza del bambino a mangiare solo una ristretta selezione di alimenti, rifiutando spesso quelli più sani. Ad esempio, ci sono bambini che mangiano solo cibi di un certo colore, o di una determinata consistenza.
Alcuni studi affermano che questo disturbo si presenta in un bambino che:

  • mangia solo i cibi preferiti
  • si distrae molto a tavola
  • assume determinati alimenti solo se inseriti di nascosto
  • mangia molto lentamente

Appare abbastanza chiaro che quasi tutti i punti citati riguardano la maggior parte dei nostri figli. Quindi significa che tutti i nostri figli (o quasi) hanno problemi alimentari? Sono tutti colpiti da alimentazione selettiva? Credo che la risposta vada misurata e dosata, come sempre, a seconda del bambino che abbiamo di fronte.

Il quadro è più complesso e vanno aggiunti tutti quei fattori che fanno parte del normale sviluppo alimentare dei bambini, tra i quali la neofobia alimentare.

Neofobia alimentare nei bambini: scopriamo cos’è

La neofobia alimentare nei bambini si pone come una predisposizione al rifiuto dei nuovi alimenti. Questo termine, purtroppo, va a connotare in senso negativo un normale passaggio evolutivo comune a moltissimi bambini.

È molto probabile, anzi, che tale risposta evolutiva svolga una funziona protettiva e positiva: mangiare cibi sconosciuti per un bambino può essere dannoso e pericoloso.

Sappiamo però che questo fenomeno può essere contenuto e controllato con una esposizione continua al cibo che si vuole introdurre nel piano alimentare: il gusto e la preferenza verso un cibo prima sconosciuto può infatti aver bisogno di 10-15 ripetute esposizioni per potersi sviluppare.

Potrebbe interessarti leggere anche il mio articolo sui capricci a tavola.

Problemi con il cibo nei bambini: quando e come intervenire

Oltre agli aspetti evolutivi come la neofobia alimentare nei bambini, ci sono altri fattori che determinano lo sviluppo del gusto e che sono da imputare ad aspetti psicosociali:

  • l’esempio offerto in famiglia;
  • la facilità di preparazione e la rapidità di consumo degli alimenti confezionati (il cosiddetto “cibo spazzatura”);
  • l’appetibilità dei prodotti industriali rispetto a quelli meno lavorati.

Se il rifiuto per il cibo manifestato da un bambino (sia che abbia radici fisiologiche o più psicologiche) lo porta a sviluppare alcune caratteristiche disfunzionali, allora è corretto pensare a come intervenire. Ci sono situazioni in cui il ridotto apporto di una sufficiente varietà di alimenti può risultare compromettente, sia  a livello fisiologico che a livello puramente sociale.

Come si può intervenire in quelle tappe evolutive che appaiono quasi obbligatorie? Come cercare di limitare le difficoltà che l’alimentazione selettiva e la neofobia possono portare al nostro bambino? Ecco alcuni consigli che voglio dare ai genitori che stanno vivendo questa difficoltà:

#1 Presentate bene il cibo, con il giusto atteggiamento

Alcuni studi hanno messo in relazione il consumo di frutta delle madri con quello dei bambini, trovando una correlazione positiva.

Senza pensare a predisposizioni genetiche o altri fattori biologici, è lecito ipotizzare che le abitudini in famiglia possano fornire un importante occasione per insegnare ai bambini una corretta alimentazione.

Ma non è sufficiente mostrare cosa è corretto mangiare: qualsiasi genitore sa che consumare frutta e verdura non ci da alcuna garanzia che anche i nostri figli siano attratti da queste pietanze.

Ciò che fa la vera differenza è il modo di interagire con i più piccoli.

Gli aspetti fondamentali sono:

  • il modo di presentare le pietanze, ovvero saper rendere appetibili piatti che normalmente non verrebbero mangiati;
  • il modo di porsi: è diverso dire a un bambino “Prova ad assaggiare, se non ti piace lo lasci lì” oppure “Mangiamo insieme questo piatto che mangiano anche papà e mamma”. Sembrano differenze sottili e insignificanti, ma il dire “Se non ti piace lo lasci lì” apre automaticamente la porta alla possibilità (che diventa subito certezza!) che sia una pietanza non buona, adatta solo ai grandi e con un gusto sicuramente sgradevole.

#2 Rendeteli partecipi nella preparazione

I bambini sono spesso attratti dalle cose in cui hanno avuto modo di sperimentarsi.

Cucinare insieme, in sicurezza e nei limiti delle cose fattibili, spesso aiuta a stuzzicare la curiosità del bambino. Rendetelo partecipe dei procedimenti e dei vari passaggi che servono per preparare una pietanza. Ancor meglio se gli permetterete di partecipare direttamente alla preparazione: ciò lo renderà orgoglioso di quello che ha fatto e renderà il piatto decisamente più interessante!

#3 No al cibo come ricompensa, e alle ricompense per il cibo

È assolutamente controproducente associare il cibo a un’ottica di premi e punizioni.

Dire al bambino “Se metti tutto in ordine ti compro il gelato” pone il gelato come un buona pietanza che va data per il buon comportamento, mettendo in secondo piano altri cibi che verranno considerati scontati, o addirittura sgradevoli.

Allo stesso modo dare un premio per aver finito il cibo sposta l’attenzione del bambino sulle conseguenze positive del mangiare, facendo in modo che non si focalizzi mai sul gusto e sulle proprietà degli alimenti.

L’aspetto più disfunzionale è che in breve tempo il vostro bambino imparerà a gestire questa situazione a suo vantaggio, forzando continuamente la mano per ottenere ciò che vuole.

Se vuoi approfondire l’argomento sovrappeso e obesità infantile, leggi qui.

“Se è vero che siamo quello che mangiamo, io voglio mangiare solo cose buone!”

Remy, dal film Ratatouille

Il dr. Marco Scopel è disponibile per sedute o consulenze per aiutare te o il tuo bambino ad affrontare i problemi con il cibo. Per info e prenotazioni contattami qui.

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