Sovrappeso e obesità infantile: cause e rimedi

obesità infantile

I dati dicono che in Italia 1 bambino su 5 è in sovrappeso e che 1 bambino su 10 è obeso.
2 bambini su 3 in sovrappeso diventeranno adulti obesi, con conseguenze anche sul sistema sanitario.

Obesità infantile: cosa dicono gli studi

Diversi studi hanno messo in allerta medici, nutrizionisti e psicologi in merito all’obesità infantile. Pare infatti che, tra i bambini in età prescolare ci sia un tasso di problematiche legate al peso che è passato dal 4.2% del 1990 al 6.7% nel 2010, e il dato pare in continua crescita negli anni successivi.

Questo incremento ha destato preoccupazione, visto che tutte le ricerche portano a pensare che un bambino con obesità abbia maggiori probabilità di diventare anche un adulto con obesità, con numerose difficoltà correlate, sia sul piano fisico che psicologico:

  • malattie cardiovascolari
  • diabete
  • malattie gastro-intestinali
  • problemi all’apparato respiratorio
  • patologie osteo-articolari
  • depressione
  • problemi comportamentali

Altri studi ci mostrano come i bambini sovrappeso ottengano, in età scolare, un punteggio più basso nei test per il quoziente intellettivo, nel ragionamento percettivo e nella memoria di lavoro. Si dimostrano quindi in difficoltà nell’esaminare le sfaccettature di un problema, nell’organizzare i pensieri e nel trovare le possibili soluzioni.

Binge Eating: le abbuffate nei bambini

Un’altra ricerca  ha approfondito il fenomeno del Binge Eating infantile. Le abbuffate nei bambini sono un aspetto fino ad ora abbastanza trascurato, in quanto si pensa che faccia parte del normale processo di sviluppo, che sia un momento passeggero, oppure semplicemente perché “piuttosto che non mangi…”.

Purtroppo però la ricerca in questa direzione ci sta dimostrando che anche un bambino può mostrare perdita di controllo nel suo rapporto con il cibo, arrivando fino alle abbuffate. Questo meccanismo pare collegato ad uno scarso riconoscimento e controllo delle emozioni.

Molti studi infatti puntano in una direzione ben specifica: se escludiamo alcune cause mediche vere e proprie, l’obesità infantile sembra trovare origine soprattutto in alcune dinamiche familiari (che poi si riflettono sulla parte emotiva del bambino). Si intende quindi tutte quelle dinamiche disfunzionali che portano il bambino a mangiare ben più del suo fabbisogno (il cibo quindi come dimostrazione di affetto, anche quando non si ha fame), le esortazioni di tipo culturale (“mangia tutto quello che hai nel piatto”), fino a diventare abitudini portate avanti senza consapevolezza, al mangiare determinati cibi a determinati orari solo perché si è sempre fatto così.

Infine, uno studio su bambini sovrappeso tra gli 8 e i 12 anni ha mostrato una correlazione significativa tra il peso e il loro grado di consapevolezza delle emozioni. In particolare è risultato che questi bambini mostravano una difficoltà a identificare le emozioni che provavano e a distinguerle dalle sensazioni di tipo fisico (definita in psicologia Alessitimia). L’ipotesi dietro a questo studio è che i bambini con questa difficoltà compensino la loro mancanza di riconoscimento emozionale con una ricerca eccessiva di cibo, come una sorta di strumento compensatorio.

Obesità infantile: le linee guida degli specialisti

Psicologi dell’età evolutiva, pediatri, medici e nutrizionisti sono concordi nel definire quelle che sono le linee guida da seguire per porre rimedio a una situazione già conclamata o a rischio di obesità.

Il tutto passa ovviamente attraverso delle corrette abitudini alimentari, una sana attività fisica, una giusta attenzione anche alla salute psicologica dei bambini, in termini di autostima e di consapevolezza di sé.

Nel trattamento dell’obesità infantile si possono mettere in campo alcuni degli strumenti che in genere vengono utilizzati anche con gli adulti, come il diario alimentare o alcune regole comportamentali.

Un passaggio fondamentale però deve essere quello di rendere la famiglia partecipe del cambiamento che si sta cercando di ottenere con il bambino. È inutile cambiare le abitudini alimentari di un bambino se poi altri membri del nucleo famigliare mantengono le stesse abitudini che si vogliono estinguere (o ne hanno di molto simili).

Leggi anche Neofobia alimentare nei bambini: il rifiuto del cibo.

Obesità infantile: la mindful eating come rimedio

La midfulness applicata ad un piano alimentare nasce come percorso specifico per l’adulto. Da qualche anno però è stato strutturato un adattamento per bambini, da 3 a 11 anni circa, che si pone come obbiettivo il ritrovamento di una relazione sana e tranquilla con il cibo.

Fino a 2-3 anni infatti, il comportamento alimentare di un bambino in genere funziona molto bene (sempre che non ci siano problematiche di altra natura). Il problema spesso nasce dai condizionamenti familiari, ambientali e culturali.

Il meccanismo della regolazione emotiva accennato prima è perfettamente compreso e reso inefficace nei percorsi di Mindful Eating per i bambini, che possono risultare delle valide soluzioni al problema dell’obesità infantile.

Come per gli adulti, la Mindful Eating per i bambini non si pone come una dieta particolare da seguire o come un’imposizione di ferree regole a cui attenersi, ma come un percorso per imparare a mettere in campo la curiosità per il cibo e per le sensazioni che ci può far provare, sviluppare consapevolezza e sensibilità per i segnali interni di fame e sazietà, riconoscere le sensazioni fisiche dalle emozioni.

Il dr. Marco Scopel è disponibile per sedute o consulenze per aiutare te o il tuo bambino ad affrontare senza fatica la perdita di peso e la gestione delle emozioni. Per info e prenotazioni contattami qui.

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