Togliere il ciuccio senza conseguenze

togliere il ciuccio

Il succhietto, o banalmente ciuccio: croce e delizia di molti genitori. È un argomento che può sembrare banale e spesso viene affrontato con superficialità, ma in realtà è ricco di sfumature psicologiche per il mondo interiore del bambino.

Il ciuccio: chi lo ha inventato?

Il ciuccio è uno strumento che da moltissimo tempo accompagna i genitori nella crescita dei figli. Pare infatti che già 3000 anni fa venissero usati dei piccoli oggetti in argilla per contenere miele o altre sostanza dolci per calmare il pianto del bambino. Abbiamo inoltre precise fonti dell’epoca medievale che ci riportano l’utilizzo di piccoli sacchetti di lino che venivano imbevuti nel miele o in acqua e zucchero e dati ai piccoli da succhiare.

Il ciuccio così come lo consociamo invece è un’invenzione del ‘900, quando negli Stati Uniti venne brevettato con la forma odierna.

Queste informazioni ci fanno capire che i problemi che trattiamo oggi con il ciuccio sono gli stessi da molto tempo, e che le soluzioni che i genitori hanno escogitato nel tempo sono più o meno sempre le stesse.

Falsi miti sul ciuccio

Quello che però dovremmo chiederci è se il ciuccio come strumento può avere delle ripercussioni negative (e se si, quali) e per quanto tempo va utilizzato.

In genere i detrattori del ciuccio pongono due tipi di obiezioni: una di carattere puramente fisico (potrebbe portare problemi alla dentizione), l’altra di natura psicologica (è una compensazione del naturale istinto di succhiare il seno materno).

Entrambe queste questioni però, se inserite nel giusto contesto, si rivelano piuttosto prive di fondamento. Vediamone i motivi:

“Il ciuccio può portare problemi alla dentizione”

La prima obiezione, relativa alla dentizione, si pone sul piano della morfologia della bocca. Il bambino che fa un uso prolungato del ciuccio potrebbe presentare problemi nello sviluppo della bocca e del linguaggio. La bocca di un bambino è in fase di sviluppo, e usare per molte ore al giorno il ciuccio fa in modo che la bocca del bambino si debba adattare all’oggetto che rimane tra i denti per così tanto tempo.

In genere i pediatri consigliano di togliere il ciuccio verso i 3 anni di età. Gli odontoiatri però abbassano notevolmente questa soglia, portandola a un 1 anno e mezzo circa. Pare infatti che questa sia l’età limite per far si che eventuali problematiche si risolvano spontaneamente, attraverso la naturale crescita delle ossa e dei muscoli della bocca. Questo comunque ci fa capire che, almeno dal punto di vista fisiologico, il ciuccio non va demonizzato, ma usato con la consapevolezza di quelli che sono i suoi pregi e i suoi limiti.

“Il ciuccio compensa il naturale istinto di succhiare il seno materno”

Il ciuccio è uno strumento attraverso cui il bambino mette in atto il naturale istinto di succhiare, anche in assenza del seno materno. Se non dispone del ciuccio o di uno strumento compensativo, spesso il bambino trova altre strategie (per alcuni il pollice, o il dorso della mano per altri).

Anche in questo aspetto vale la stessa considerazione fatta in precedenza per gli aspetti fisici: cerchiamo di utilizzarlo con consapevolezza dei pregi e dei limiti. È inutile vietare a un bambino il ciuccio se poi il rischio è che si abitui al pollice… che diversamente dal ciuccio potrebbe avere conseguenze ancora più negative, visto che un bambino può utilizzarlo come e quando vuole senza l’intervento di mamma e papà! Ha molto più senso permettergli di usare il ciuccio, cercando di limitare l’uso quotidiano e solo per momenti di necessità.

Il ciuccio: quando usarlo e quando no

In linea generale, il ciuccio ha senso come strumento di compensazione o di consolazione, quando il bambino per esempio non riesce ad addormentarsi o quando deve sopperire alla mancanza della mamma. Il ciuccio diventa quindi un modo per scaricare il nervosismo e la tensione.

È sbagliato invece ricorrere al ciuccio in tutte le situazioni in cui un bambino piange. Questo per due motivi:

  1. presto ci troveremo di fronte un bambino che avrà imparato che qualsiasi momento di frustrazione può essere gestito e superato con il ciuccio;
  2. così facendo impediamo al bambino di esprimere il proprio disagio nell’unico modo che per il momento conosce: il pianto, appunto. Questo fa si che non si instauri correttamente il sottile ponte psicologico che normalmente si forma tra una mamma e il proprio bimbo, quello che permette di sintonizzarsi in maniera corretta sui suoi bisogni e sul suo naturale modo di esprimersi. Questo mancanza sarà più visibile con l’andar degli anni, quando le incomprensioni si faranno più forti e frequenti.

In ogni caso, sia dal punto fisico che psicologico, il mio consiglio è di non proseguire nell’uso del ciuccio oltre i 2 anni circa. Questo per metterci al riparo da qualsiasi eventuale problematica di dentizione e di linguaggio, ma anche per permettere al bambino di costruire insieme ai genitori le proprie sicurezze il prima possibile, senza dover “coccolarsi” con qualcosa di esterno.

Come togliere il ciuccio

Per questo valgono le considerazioni già fatte in altri articoli. Un bambino così piccolo sta costruendo il proprio mondo, e il mondo ha bisogno di punti fermi e certezze. Qualsiasi novità (e questa a maggior ragione) va introdotta in modo graduale e non a sorpresa.

Ecco alcune strategie “dolci” da utilizzare:

  • si può cominciare, per esempio, strutturando un gioco in cui il ciuccio va “a riposare” e quindi per qualche momento non è più utilizzabile;
  • si possono raccontare delle storie in cui il protagonista smette di utilizzare il ciuccio alla fine di un percorso di crescita.
    ATTENZIONE: mai però impostare l’intervento facendo sentire il bambino inadeguato per la sua età (“ormai sei grande non  ne hai più bisogno”)!
    Il rischio è che il bambino sviluppi sensazioni come senso di inadeguatezza o senso di colpa, che invece di far progredire lo sviluppo lo arrestano o danno il via a una fase di regressione;
  • è bene inoltre preparare per tempo il bambino, raccontando cosa succederà quando il ciuccio non ci sarà più. L’anticipazione degli eventi gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo dei bambini, perché possono già immaginare il mondo futuro, un mondo diverso da quello che hanno ora nel presente, ma un mondo dove mamma e papà rimangono come porto sicuro e stabile, che da certezze anche di fronte al cambiamento, per costruire insieme un tassello di una nuova realtà.

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