Dieta rigida vs dieta flessibile: pro e contro dello psicologo

Dieta rigida vs dieta flessibile

Quando ci si confronta con un nuovo regime alimentare, qualsiasi sia il motivo che ci spinge ad avvicinarci ade esso (per salute, per estetica, per fini sportivi), si può rapportarsi con il cibo secondo diversi approcci. Possiamo immaginare che tali modi di rapportarsi si collochino lungo una scala o una sorta di graduatoria, ai cui estremi si collocano due modalità opposte di affrontare la situazione: possiamo chiamare questi due estremi “dieta rigida” e “dieta flessibile”.

Sono due approcci che molto spesso vengono menzionati in ambiti come le palestre o i centri benessere. Tali termini si riferiscono uno ad un modo di concepire l’alimentazione in voga qualche tempo fa (la dieta rigida); l’altro a una modalità più moderna (la dieta flessibile).

La dieta rigida

Adatta per: chi ancora non ha consapevolezza di quali sono i propri limiti e le proprie risorse cognitive.

Tempistiche: si può applicare con successo fin da subito.

Livello di difficoltà: basso. Richiede costanza nel seguire un piano precompilato.

Regole: molte e difficilmente modificabili. Si basa la propria alimentazione su una serie di cibi che possano portare la giusta quantità di micro e macro nutrienti.

Nella dieta rigida in genere abbiamo una serie di regole preimpostate (definite da chi ha preparato per noi la dieta, chiunque esso sia): i pasti sono strutturati in modo rigido, non c’è margine di scelta o di modifica (o, se presente, è molto blando). Il vantaggio è che una dieta così impostata è molto semplice da seguire, l’apporto calorico è in genere già ben bilanciato, con la giusta dose di micro e macro nutrienti.

Lo svantaggio però si manifesta soprattutto a livello psicologico: una dieta così purtroppo ci espone al rischio di viverla in modo molto passivo, è la persona che in qualche modo si adatta ad essa e non viceversa. Inoltre la dieta rigida in genere ci spiega bene cosa mangiare, ma non ci mette nelle condizioni di essere protagonisti nelle scelte: non ci fornisce quella che possiamo definire una “educazione alimentare”. In parole povere, ci dice cosa mangiare ma non come mangiare. Pur essendo di tipo passivo, una dieta di questo tipo richiede molta convinzione e forza di volontà per essere seguita con successo, con il rischio di portare la persona a situazioni di evitamento sociale che, se dovessero strutturarsi in modo stabile nel tempo, possono sfociare in vere e proprie fobie sociali.

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Dieta flessibile

Adatta per: chi ha raggiunto un buon livello di consapevolezza e sa gestire in modo autonomo gli “imprevisti alimentari”.

Tempistiche: richiede un impegno cognitivo importante.

Livello di difficoltà: alto. Richiede una conoscenza degli alimenti e delle loro caratteristiche ampia e approfondita.

Regole: poche. In sostanza non esistono alimenti proibiti, ma viene richiesta una buon lavoro cognitivo per capire quanto e quando inserire determinati cibi.

All’estremo opposto troviamo un modo totalmente differente di concepire il rapporto con il cibo. La dieta flessibile infatti è un tipo di dieta elastica, che si adatta alle esigenze della persona e che pone come aspetto fondamentale quella che abbiamo definito “educazione alimentare”.

Questo perché chi segue una dieta flessibile si trova ad avere ampi margini di manovra e di modifica dei pasti. Non ci sono conteggi di calorie, schemi precompilati e rigidi da seguire giorno per giorno, pasto per pasto. La persona che si affida a un regime alimentare di questo tipo deve avere una buona consapevolezza di cosa può comportare:

  • mangiare determinati cibi in determinate quantità
  • eccedere in alcuni momenti
  • gestire quotidianamente e in modo autonomo i pasti

Tutti questi sono elementi che si possono tenere sotto controllo solo se riesce a vivere il rapporto con il cibo in modo molto disteso, sereno e rilassato. Una persona che ha un qualche tipo di disfunzione del comportamento alimentare non può gestire il suo rapporto con il cibo con una dieta di tipo flessibile: il rischio di mettere in atto comportamenti errati (p.e. abbuffate) è dietro l’angolo.

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In una dieta di questo tipo la componente psicologica diventa fondamentale: non si può infatti avere un giusto equilibrio nell’alimentazione se non si riesce ad avere consapevolezza, motivazione, equilibrio negli elementi che compongono la nostra giornata. Il rischio di perdersi e di rendere il tutto “troppo flessibile” è quantomai concreto. Per questo l’approccio flessibile va seguito solo quando si è sicuri di poter gestire al meglio ogni situazione, ogni imprevisto, di poter valutare con serenità ogni giornata e ogni tentazione, consci delle ripercussioni che quello che stiamo facendo può avere o non avere sul nostro abituale comportamento alimentare.

D’altra parte, chi riesce a seguire un tipo di dieta flessibile può riuscire a farla diventare un vero e proprio stile di vita, legando l’alimentazione ad altri aspetti della vita quotidiana, come l’attività fisica o a una corretta igiene del sonno.

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