Il circolo vizioso della restrizione alimentare: ecco come uscirne

restrizione alimentare

Con il termine “restrizione alimentare” ci si riferisce in genere ad un particolare stile alimentare adottato da chi, oltre alla dieta che normalmente segue, vi associa una continua preoccupazione, talvolta quasi una vera e propria forma di ansia, per il controllo dello stimolo della fame.

Riconoscere i sintomi della restrizione alimentare

Spesso chi si sottopone a restrizione alimentare tende a rendere questo aspetto della propria vita come altamente pervasivo, lasciando che il pensiero ossessivo del cibo prenda il sopravvento su qualsiasi altro aspetto della vita quotidiana.

L’impulso  naturale verso il cibo viene costantemente monitorato e giudicato severamente, sottoposto a scrupolosa indagine al fine di capire quanto sia in linea con il regime alimentare che si è scelto di seguire e, in caso negativo, tenuto a bada e sotto controllo.

Chi fa uso della restrizione alimentare può non essere in presenza di un disturbo alimentare conclamato, nel qual caso in genere un pensiero di tipo restrittivo è una conseguenza associata al disturbo di cui si soffre.

Le motivazioni di chi si sottopone a restrizione alimentare

Le motivazioni che possono portare una persona a sottoporsi a restrizione alimentare possono essere molteplici. Alcuni studi pongono l’accento su una generale insoddisfazione per la propria identità e immagine corporea. Tale identità si forma nel tempo attraverso le esperienze e i contesti che compongono la nostra quotidianità. Non ultimo il momento storico in cui siamo inseriti: fa la differenza su come ci percepiamo e come ci percepiscono gli altri.

Altri fattori di disagio possono influenzare la nostra immagine corporea, quali leggeri stati di ansia o di depressione. Infine anche condizioni di forte stress prolungato possono alterare la percezione che abbiamo di noi stessi.

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I pericolosi effetti della restrizione alimentare

La restrizione alimentare prolungata nel tempo può portare a diverse problematiche sia a livello fisiologico, sia a livello più strettamente cognitivo e comportamentale.

Dal punto di vista fisiologico il continuo controllo sullo stimolo della fame e su quello che si mangia può portare ad una alterazione della percezione del senso di sazietà e di fame. Ciò può scatenare un effetto paradosso: la persona che ha iniziato ad applicare la restrizione alimentare per controllare la fame e la sazietà si ritrova a non avere più un controllo chiaro e definito sul cibo. Mangiare con  regolarità e secondo determinati stimoli che prima si percepivano diventa ovviamente più difficile, non avendo più un a percezione chiara dei propri segnali interni.

Nel momento in cui iniziano i segnali di una disregolazione a livello fisiologico, ci si espone alla possibilità che anche dal punto di vista comportamentale e cognitivo ci siano delle conseguenze.

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In  particolare uno dei pericoli in cui si può incorrere maggiormente è quello delle abbuffate. La privazione costante di qualcosa al nostro corpo è infatti sostenuta da un controllo e da una volontà che sono però per forza di cosa “a termine”, sono cioè inevitabilmente destinati a fallire e a lasciare spazi a delle reazioni che mettiamo in atto con il “pilota automatico”. Banalmente possiamo dire che se non andiamo in privazione di qualcosa, molto difficilmente cadremo vittima del meccanismo dell’abbuffata.

Se mangiamo quello che di cui il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno la probabilità di avere pensieri ossessivi sul cibo sarà molto inferiore.

A lungo termine le conseguenze possono essere significative: un controllo severo dell’apporto calorico può scatenare con sempre maggiore frequenza il fenomeno delle abbuffate, con conseguente recupero e aumento del peso. Da qui il passo verso altri fenomeni come senso di colpa, di fallimento e depressione è chiaramente molto facile da fare. Si instaura quindi un circolo vizioso con altre abbuffate, nuovamente aumento del peso e maggior senso di frustrazione.

Come uscire dalla restrizione alimentare

Il consiglio in questo caso è quanto mai semplice: dobbiamo imparare a mangiare bene, quello che ci serve e non quello che ci imponiamo con regole che poi il nostro sistema mente-corpo non è in grado di seguire o di accettare.

Imparare a vivere serenamente il momento di sgarro, come un evento naturale che non porta ad alcun danno nel regime alimentare che stiamo seguendo. Anzi, andrà vissuto come il motore che ci spinge a continuare a seguire con serenità, tutti gli altri giorni, la dieta che stiamo facendo.

La psicologia dell’alimentazione si occupa anche di aiutare a gestire i casi di restrizione alimentare. Se credi di aver bisogno di aiuto contattami, saprò ascoltarti e consigliarti.

Il dr. Marco Scopel propone articoli e corsi sul tema della psicologia alimentare, ma se hai bisogno di una consulenza personalizzata, contattami qui.

Vuoi che nei futuri articoli venga trattato un particolare argomento? Scrivimelo qui.

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