Genitore o “navigatore”? Come farsi ascoltare dai ragazzi

Uno dei problemi che più spesso mi sento ripetere dai genitori con figli di qualsiasi età, è quello di dover ripetere continuamente le stesse cose.

“Hai fatto i compiti?”

“Ti sei lavato le mani?”

“Ricordati di prendere… (praticamente qualsiasi cosa!)”

“Ti sei preparato lo zaino per la scuola per domani?”

“Metti in ordine camera tua!

La lista potrebbe continuare all’infinito, con mille sfumature differenti, a seconda delle situazioni che si creano in ogni famiglia.
Sembra una situazione da cui è praticamente impossibile uscire.

genitore navigatore

Perché il “navigatore” non funziona con i figli

Spesso sento genitori esasperati che, sostenendo di averle “provate tutte”, non sanno più cosa fare e semplicemente continuano a riprendere e a ripetere ai propri figli le stesse cose, ormai sfiduciati di poter ottenere qualche risultato apprezzabile.

Le indicazioni che fornisco in casi come questo sono due, diverse ma per certi aspetti complementari tra loro.
Il primo consiglio che rivolgo a ogni genitore è quello di fare una riflessione approfondita su quello che si sta chiedendo ai propri figli:

  • Le richieste sono effettivamente adeguate all’età?
  • Si tratta di conquiste evolutive che il ragazzo dovrebbe aver già raggiunto o si tratta in realtà di richieste che rispecchiano il nostro desiderio di “essere più tranquilli”?
  • Abbiamo tenuto conto del fatto che non tutti i ragazzi arrivano alle stesse conquiste nello stesso periodo (e mi spiace, ma il confronto con gli altri ragazzi che “ci sono già arrivati” non funziona come metro di paragone…)?

Fatta questa prima operazione, che non va assolutamente intesa come mera giustificazione per quello che i nostri figli ancora non fanno, possiamo vedere come agire per rendere i nostri interventi più efficaci.

Siate genitori e non “navigatori”

La seconda considerazione che consiglio è simile al tema “capricci” che tratto nelle strutture per l’infanzia: se abbiamo applicato tante volte la stessa soluzione a un problema e non abbiamo mai ottenuto risultati, evidentemente stiamo sbagliando approccio.

Se la ripetizione continua dei compiti da svolgere non ha portato a risultati apprezzabili, è inutile continuare a fare sforzi inutili che hanno come unico risultato quello di farci innervosire e di consentire ai nostri figli di continuare a portare avanti i comportamenti indesiderati.

In poche parole, smettiamo di fare da NAVIGATORE per i nostri figli e torniamo ad essere genitori.

In che senso NAVIGATORE? Nel senso che un genitore che riprende in continuazione un figlio è come se fungesse da GPS, o da “navigatore”, in modo che non si perda mai. Ma così facendo non impara mai a trovare la propria strada da solo. O, per rimanere nella metafora, non impara a leggere da solo una cartina stradale.

L’obiezione che sorge spontanea è che è necessario fare così, perché altrimenti non si ottiene nulla. Ma a questo punto ritorno alla riflessione fatta poco fa: se non si ottengono risultati è necessario cambiare approccio.

Spegni il “navigatore” e accendi l’autostima

Ci sono diverse strategie che si possono utilizzare per responsabilizzare un ragazzo, ma tutte prevedono un impegno concreto anche da parte del genitore. Eccone alcune che si possono provare subito:

  • Fare una lista dei compiti da svolgere: può essere visiva, scritta o per immagini, quello che più sembra funzionale per i nostri figli. La lista prevede un check costante delle cose fatte e di quelle non fatte. Può essere utile anche dividere la lista in colonne, con le mansioni svolte e con quelle non svolte.
  • Sfruttare il più possibile il “rinforzo positivo”, cioè quel sistema che premia chi svolge le mansioni in maniera adeguata e puntuale. Spesso è più funzionale (perché più divertente e coinvolgente) strutturare una sorta di sistema a punti per definire i premi che si riescono a ottenere. Ovviamente con un sistema di questo tipo dobbiamo commisurare i premi che concediamo ai nostri figli, e soprattutto promettere solo quello che siamo in grado di mantenere. Nel dubbio meglio star zitti e non promettere nulla.
  • Lasciare ai nostri figli la libertà di sbagliare e sopratutto la libertà di sperimentare le conseguenze negative dei propri errori (nel limite del possibile). Cerchiamo quindi, nel momento in cui strutturiamo un sistema per responsabilizzare i nostri figli, di non intervenire per sistemare le cose in caso di dimenticanza o di pigrizia… altrimenti non passerà mai il messaggio che ad ogni azione corrisponde una reazione, in positivo o negativo che sia. Basta quindi svolgere i compiti al posto loro perché all’ultimo momento si sono ricordati che c’era dell’altro da fare (quante volte abbiamo vissuto queste situazioni?).

So che non è semplice, ma sono indicazioni che richiedono un grande sforzo da parte di tutte le persone coinvolte, noi genitori in primis. Pensate allo sforzo che si doveva fare un tempo per trovare la propria strada quando non c’era il NAVIGATORE: ecco, lo stesso sforzo deve essere fatto in questi casi da noi e dai nostri figli per arrivare con responsabilità e competenza alla meta.

Se desideri che nei prossimi articoli venga trattato un argomento in particolare, scrivimi qui.

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