Capricci a tavola, parla il dr. Marco Scopel

bambino non mangia

Qualche tempo fa, su un sito specializzato in consigli per l’età infantile, ho letto un articolo che trattava le difficoltà di alimentazione nei bambini. Non disturbi alimentari veri e propri, ma quelli che genericamente definiamo capricci a tavola.

Ho deciso di prendere come spunto di riflessione questo articolo in quanto, tra le tante cose scritte su cui mi sono trovato d’accordo, ve ne sono state alcune che mi hanno lasciato piuttosto perplesso.

Capricci a tavola: regole di base

Vediamo innanzitutto alcune buone indicazioni per gestire il momento del pasto, indipendentemente dai capricci.

Prima di tutto è bene che mamma e papà diano il buon esempio, cercando nei limiti del buon senso di mangiare tutti insieme e tutti le stesse cose.

In secondo luogo, è bene cercare il più possibile di rispettare dei buoni orari per mangiare e fare indicativamente 5 pasti al giorno, evitando i fuori pasto.

Coinvolgere i bambini nella preparazione del cibo e della tavola è una buona norma che può aiutare nella gestione di questi momenti.

Potresti trovare utile anche la lettura di Capricci o bisogni? Come capire il pianto dei bambini.

Il cibo: un obbligo o una scelta?

Nell’articolo che ha ispirato queste riflessioni si poneva l’accento sul fatto che i genitori decidono cosa devono mangiare i figli, e i bambini devono sostanzialmente obbedire. Questo, se da un lato limita i capricci e i comportamenti pretestuosi per non mangiare, porta però a una spiacevole conseguenza: toglie ogni iniziativa e autonomia al bambino.

Non ritengo che imporre il cibo ai bambini sia una scelta funzionale: si otterrà solo un rifiuto o un senso di paura per il momento del pasto, quando certe pietanze vengono presentate come scelte obbligate senza alternative.

I nostri figli hanno bisogno di noi per “costruire” il loro mondo, ma è nostro compito mettere a loro disposizione le diverse risorse e opportunità che permettano loro di definire le proprie scelte.

Questo non significa, all’estremo opposto, che il bambino debba diventare assoluto protagonista e farsi “tiranno” a  tavola, lasciando quindi spazio a mille capricci e atteggiamenti scorretti. Significa far capire al bambino che ha la possibilità di scegliere tra un paio di alternative, ovviamente tra cibi buoni e sani (l’alternativa non deve essere tra le carote e le patatine fritte…), e che ha quindi la possibilità di esprimere la propria opinione e di far capire a mamma e papà quali sono i suoi gusti in quel momento.

Capita anche a noi adulti di avere preferenze tra l’una o l’altra pietanza, pur essendo dei cibi che normalmente mangiamo. E perché non dovrebbe essere altrettanto per un bambino? Un bambino non è un adulto in miniatura, pertanto non gli va lasciata totale libertà e autonomia nelle decisioni. Ma non è nemmeno un piccolo automa che deve eseguire alla lettera tutto quello che gli viene detto o proposto.

Leggi anche Linee guida per la gestione dei capricci.

A letto senza cena… ma anche no

Un altro punto dell’articolo su cui mi sono trovato in parziale disaccordo è quello secondo cui se un bambino salta un pasto non succede nulla. È una frase che ripeto spesso anch’io, ma se non viene contestualizzata può generare confusione.

L’articolo la presenta come soluzione al capriccio del bambino che non vuole mangiare una pietanza, indipendentemente da quale sia la motivazione, e questo è profondamente sbagliato. Se un bambino non vuole mangiare qualcosa le motivazioni possono essere diverse, e fanno la differenza.

I bambini, come noi adulti, fanno periodi in cui non apprezzano più determinati cibi, e periodi in cui ne mangiano di guato altri. Inoltre ricordiamo che il gusto cambia con la crescita.

Non voler mangiare qualcosa perché non piace più è ben diverso dal non mangiare perché si sta testando la pazienza di mamma e papà. E non si può trattare la questione allo stesso modo! Quindi, è corretto pensare che un bambino possa saltare un pasto, ma è bene capire quali possono essere le motivazioni che lo spingono al rifiuto in quella particolare occasione.

Può interessarti leggere anche Neofobia alimentare nei bambini: il rifiuto del cibo.

Se desideri che nei futuri articoli venga trattato un particolare argomento, scrivimi qui.

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