Linee guida per la gestione dei capricci

capricci bambini piccoli

Come già descritto nel precedente articolo Capricci o bisogni? Come capire il pianto dei bambini, il capriccio è un fenomeno puramente relazionale. Proprio per questo non possono esistere formule magiche o soluzioni valide per tutti, perché ogni bambino è “un mondo a sé” e manifesta comportamenti e intenzioni che rispecchiano le sue peculiarità.

Detto questo, vediamo qualche altra “linea guida” che possiamo cercare di seguire nella gestione di questi complessi fenomeni.

Linee guida per la gestione dei capricci

Fermezza nelle decisioni prese

In linea generale quando si cerca di far interiorizzare una regola a un bambino è bene, nel limite del possibile, non tornare sui propri passi. Spesso il bambino (a seconda dell’età, ovviamente), non è in grado di comprendere fino in fondo le motivazioni che spingono mamma e papà a imporgli un determinato comportamento, pertanto il mantenere ferma una decisione presa aiuta a non creare confusione nella interpretazione delle cose.

Se ha occasione di sperimentare che mamma e papà possono tornare indietro sulle decisioni prese, senza aver capito che cosa abbia mosso l’eccezione fatta, potrebbe essere portato a pensare che in un modo o nell’altro, per motivi a lui ignoti, le regole non siano fisse ma mutabili. In linea di principio è corretto, ma il bambino non possiede ancora la capacità critica per determinare da solo quando è bene fare un’eccezione. Tornare sulla regola stabilita in precedenza diventerebbe pertanto piuttosto difficoltoso.

Leggi anche come togliere il ciuccio senza conseguenze negative per il bambino.

Poche regole, ma chiare

Un altro aspetto da tenere presente quando si cerca di far interiorizzare delle regole è quello di cercare di dare poche indicazioni ma che siano chiare. Non ha senso sommergere di NO i bambini (come anche dire solo e sempre SI); è bene piuttosto concentrarsi sui divieti che riteniamo davvero importanti ed essenziali e applicare a questi fermezza e chiarezza nel tono di voce, preferibilmente con frasi brevi e chiare.

Meno strilli, più espressività

Infine è bene spendere due parole sul tono di voce e sui messaggi non verbali. Spesso ho avuto modo di vedere in prima persona genitori che sgridano i propri figli alzando inutilmente la voce. Se questo può aver senso per richiamare momentaneamente l’attenzione del bambino, non ha alcuna utilità nella spiegazione della regola a cui attenersi. Ha senso invece, come scritto poco sopra, essere brevi e chiari: il tono di voce deve essere fermo ma non necessariamente alto.

Poniamo piuttosto attenzione a far coincidere quello che stiamo dicendo con la nostra mimica facciale e con il linguaggio non verbale. Se diamo un divieto a un bambino, ma al contempo la nostra bocca abbozza un mezzo sorriso, il messaggio che arriva non è assolutamente chiaro. Ricordiamoci che da adulti capiamo l’ironia e il sarcasmo, ma da bambini questi messaggi sono solo fuorvianti.

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