Capricci o bisogni? Come capire il pianto dei bambini

psicologo degli asili nido

I capricci sono forse il tema che più preoccupa e disorienta i genitori. Prima o poi anche con i bambini più tranquilli e pacati, tutti i genitori si trovano ad avere a che fare (e a non saper come gestire) con quelli che comunemente vengono definiti capricci.

Innanzitutto è bene fare alcune distinzioni e capire di che cosa stiamo effettivamente parlando.

Ogni volta che trattiamo un aspetto che in qualche modo riguarda il comportamento umano (o qualche altro aspetto della psicologia) è bene avere un terreno comune di definizioni condivise; questo è vero a maggior ragione quando si tratta di capricci. È bene infatti distinguere quelli che sono capricci da quelli che sono bisogni.

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I capricci non sono bisogni, e i bisogni non sono capricci

Possiamo definire “bisogno” uno stato di necessità primaria che il bambino in genere manifesta attraverso il pianto. Il pianto come bisogno esprime una necessità: la fame, il sonno, l’igiene. Generalmente (anche se ovviamente la distinzione non può essere precisa e rigorosa) fino a 1 anno di età circa si parla di bisogni. Questo perché il capriccio vero e proprio presuppone l’intenzionalità, e questa è una caratteristica che difficilmente si presenta in un bambino prima dell’anno di età.

Il “capriccio” invece può essere definito come un comportamento apparentemente inspiegabile e non collegato con una necessità del bambino. I capricci apparentemente inspiegabili sono quelli in cui un bambino ha un comportamento per noi eccessivo rispetto alla situazione (pianto eccessivo di fronte a un rifiuto, o paura eccessiva nei confronti di qualche persona o contesto). L’errore che l’adulto fa è quello di considerare la cosa dal suo punto di vista, senza cercare di mettersi “nei panni” del bambino.

Fatta questa distinzione a mio avviso importante, possiamo iniziare a vedere alcune manovre psicologiche e comportamentali che si possono mettere in atto nella gestione dei capricci.

Un consiglio “anti-capriccio” del dr. Marco

È importante tener presente che il capriccio è un fenomeno puramente relazionale: non esiste infatti un bambino che faccia capricci da solo, il comportamento viene sempre messo in atto in relazione con qualcuno. Di fronte al capriccio del bambino l’intervento tipico di qualsiasi genitore è quello di accorrere e cercare di risolvere subito il motivo della lamentela, a volte con dolcezza e accondiscendenza, altre volte con rigidità e fermezza. Un intervento più efficace invece potrebbe essere quello di allontanarsi lentamente dal bambino, magari parlandogli con tranquillità, in modo da frustrare progressivamente il comportamento messo in atto.

Ecco che quindi, in assenza di “spettatori”, non ha senso proseguire lo spettacolo. La cosa fondamentale però è persistere nella propria decisione, qualora si inizi a mettere in atto questa tattica. Non spaventarsi se, inizialmente, il bambino enfatizzasse la sceneggiata.

Spesso è sufficiente questo semplice stratagemma per risparmiarsi tante preoccupazioni, ansie e isterismi.

Il pianto del tuo bambino in quale delle due categorie rientra? Se vuoi puoi raccontarlo nei commenti sotto; il confronto con altri genitori è sempre un aiuto.

Leggi anche Linee guida per la gestione dei capricci… non perdere i consigli del dr. Marco!

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